Il Messaggio Umano

Il Messaggio Umano (The Human Message) affronta due domande collegate:

Che cosa dovrebbe contenere un messaggio per rappresentare la specie umana?

E quali caratteristiche dovrebbe possedere il messaggio stesso per poter essere riconosciuto, interpretato e ricevere una risposta da un’altra specie tecnologica?

La prima domanda — esplorata per decenni attraverso diversi progetti di messaggistica interstellare, a partire dal messaggio di Arecibo — mi è sembrata la più sfuggente e difficile a cui rispondere. Così ho iniziato dalla seconda.

La seconda domanda sembrava più promettente, perché potevo definire le caratteristiche ideali di un simile messaggio indipendentemente dal fatto che fossero o meno tecnicamente realizzabili. Ne ho individuate quattro:

Rappresentativo

Dovrebbe rappresentare l’umanità lungo un continuum spazio-temporale molto ampio, idealmente comprendendo l’intera esistenza della specie anziché una singola cultura o un particolare periodo storico.

Autosufficiente

Dovrebbe fornire informazioni significative sull’umanità anche in assenza di ulteriori interazioni.

Interattivo

Dovrebbe permettere a una specie tecnologica sconosciuta di riconoscere che il messaggio è un messaggio e rendere possibile una risposta coerente.

Capace di sostenere una conversazione silenziosa

La comunicazione non dovrebbe esaurirsi in una singola trasmissione. Ogni interazione dovrebbe essere in grado di generare nuove informazioni a partire da quelle già scambiate.



Una volta chiarito che un messaggio efficace dovrebbe essere rappresentativo, autonomo, interattivo e capace di generare nuove informazioni attraverso ogni interazione, potevo tornare alla prima domanda.

E questo sollevava immediatamente un’ulteriore domanda:

Che cos’è la specie umana? In poche parole, che cosa ci definisce come specie?

Un modello biocomportamentale dell’umanità

Invece di rappresentare l’umanità attraverso particolari tecnologie, culture o avvenimenti storici, ho sviluppato un modello di lavoro basato su sei caratteristiche biocomportamentali fondamentali e una relazione dinamica fondamentale.

Il modello è stato sviluppato prima e successivamente confrontato con ricerche provenienti da diverse discipline, allo scopo di verificare e sostenere le ipotesi su cui si basa.

1. Specie sociale

Gli esseri umani sono organizzati in piccoli gruppi di individui interdipendenti, che costituiscono la base biologica e comportamentale sia della cooperazione sia del conflitto.

2. Modificazione dell’ambiente

Gli esseri umani modificano — spesso radicalmente — e adattano gli ambienti naturali alle proprie necessità, lungo un percorso che conduce a ciò che chiamo Ecosistemi Dominanti Urbanizzati.

3. Gli strumenti come estensione del corpo

Gli esseri umani utilizzano strumenti per estendere le capacità del corpo, creando un percorso continuo dagli utensili più elementari fino alla tecnologia e alle macchine.

4. Interpretazione emotiva della realtà

La percezione, l’immaginazione e l’interpretazione umane sono fortemente influenzate da emozioni fondamentali come paura, dolore, amore e rabbia. La realtà non viene semplicemente osservata: viene continuamente interpretata. Questo è uno dei percorsi che conducono alla narrazione.

5. Mentalità architettonica

Il pensiero umano tende a organizzare la realtà attraverso oggetti, funzioni, relazioni e strutture. Le esperienze possono così essere scomposte, ricombinate e rappresentate come modelli mentali strutturati. Questo costituisce un altro percorso verso lo narrazione.

6. L’interazione tra emozione e struttura

Le caratteristiche 4 e 5 operano insieme: l’emozione attribuisce significato e rilevanza, mentre il pensiero architettonico dà struttura all’esperienza. La loro interazione trasforma l’esperienza in rappresentazioni che possono essere ricordate, comunicate e reinterpretate.

7. Narrazione

Gli esseri umani organizzano esperienze, attori, intenzioni, cause e possibilità in strutture comunicabili. La narrazione contribuisce all’emergere di società, politica, religione, arte, esplorazione e scienza, espresse in modi differenti nelle diverse culture umane.

Approfondimento e bibliografia

Ecosistemi Dominanti Urbanizzati

Uso l’espressione Ecosistemi Dominanti Urbanizzati per descrivere ambienti profondamente trasformati intorno alle necessità umane. Urbanizzato non significa semplicemente urbano: città, villaggi, campi coltivati, strade, giardini e paesaggi gestiti sono tutte diverse espressioni di ecosistemi riorganizzati dall’attività umana.

La modificazione umana è anche percettiva. I nostri ambienti sono attraversati da segnali visivi, acustici, olfattivi e simbolici che influenzano il comportamento e il modo in cui percepiamo lo spazio. Anche altre specie fanno qualcosa di simile: il ruggito di un leone può modificare istantaneamente la percezione di sicurezza dell’ambiente circostante da parte di un altro animale. Gli ambienti umani si distinguono però per la scala e la complessità di questo processo.

Chiamo questo livello informativo e percettivo ecosistema percettivo: gli esseri umani modificano il proprio ambiente e, a sua volta, l’ambiente modificato influenza continuamente la percezione e il comportamento umano.

Approfondimento e bibliografia